Tv. Servizio Pubblico: è iniziata la rivoluzione. Ma si parla sempre di Bunga Bunga

Articolo di Giuseppe Colucci tratto da NL Newslinet

Si accendono i riflettori: la storia della televisione intraprende una nuova, rivoluzionaria, strada. Gli ospiti in studio, eccitati, entusiasti, consapevoli di star scrivendo un pezzo di storia del giornalismo italiano, sono tutti simboli anti-Casta, partigiani nella battaglia per scardinare, anzi “scassare” come dice il titolo della puntata, l’equilibrio – o lo squilibrio, meglio – tra i poteri che hanno trascinato la nostra Italia giù nel baratro della crisi economica, sociale, valoriale e identitaria in cui si trova.
Luigi De Magistris, sindaco outsider di Napoli, Diego Della Valle, l’imprenditore indignato che acquista pagine di giornali per gridare il suo scontento, e poi Rizzo e Stella, autori dell’ennesimo capitolo della saga sugli sprechi della politica italiana, e coniatori del termine “casta”, entrato nell’uso comune da almeno un lustro per identificare i privilegi della classe politica. Si fa la storia, dicevamo. Ed, in effetti: scoop come il collegamento col faccendiere Lavitola, latitante a Panama (si può dire?), ospiti importanti che non fanno rimpiangere le stagioni di Annozero. E poi la carica, la stessa, che Santoro e la sua troupe ci hanno messo per organizzare questo esperimento. A parte qualche leggera differenza – i sondaggi su Facebook, ad esempio – il programma va avanti sulla stessa falsariga del suo illustre predecessore, con lo stesso tono provocatorio, lo stesso clima da “santa indignazione”, non di più – per la libertà offerta dalla multipiattaforma provata – né di meno – per l’eccesso di dipendenza dalla pubblicità. Santoro e i suoi sono lo stesso prodotto, solo in una cornice un po’ più povera e scarna dello studio tecnologico di Annozero. Non è la Rai, e si vede. Non che la Rai fornisse esempi di straordinaria interattività o alta tecnologia, ma perlomeno i fondi cui attingere erano più lauti. Lo studio è scarno (volutamente?) e gli ospiti seduti su seggiole che ricordano la Germania dell’Est; la coreografia fatta di gru (Santoro l’aveva detto in conferenza stampa, che il loro ruolo era simile a quello dei lavoratori in nero che si arrampicano sulle gru), una sorta di fusione tra la struttura di Annozero e quella dello studio improvvisato, all’aperto, in piazza a Bologna, per l’evento “Tutti in Piedi”. Tutto è molto romantico, ma un appunto va mosso. L’Italia sta venendo giù come un castello di sabbia. Anni, decenni, di scempi e di mala gestione ci hanno trascinato nel baratro, ci hanno messo alla berlina di fronte all’Europa, hanno creato malcontento e disoccupazione. Santoro dice che un anno fa l’Economist lo aveva detto, ed è vero: dopo la Grecia toccherà all’Italia. Ma in Italia non se ne parlava perché il nostro governo falsava i dati ma, soprattutto, perché tutti, Santoro incluso, anzi lui prima di altri, non facevano altro che parlare di Berlusconi e di presunte o effettive puttane. E così, tra pettegolezzi e occhi nei buchi delle serrature, tra smentite paradossali del Premier e attacchi a suon di intercettazioni, gli italiani si sono assopiti per poi svegliarsi e scoprirsi più poveri, derisi e mazziati dal resto d’Europa, specie dalla Germania della Cancelliera Merkel, che si scambiava sorrisini ammiccanti con l’omologo francese Sarkozy, ennesimo ex amico di Berlusconi, che (per vergogna o per forma mentis) gli ha voltato le spalle. Se fosse ancora in vita Gheddafi, pace all’anima sua, avrebbe fatto lo stesso. I tedeschi, come diceva Galeazzo Ciano, amano gli italiani, ma non li stimano. Ma, mentre il primo sentimento resta intatto nel corso della storia, fino ai giorni nostri, il secondo cresce a vista d’occhio. E in questo panorama desolante, dovere primario di un’informazione libera dai condizionamenti della casta è quello di allertare gli italiani, animarli, armarli se è necessario, fomentarli alla ribellione. Non quello di creare omologhi di se stessi, girando e rigirando sulla vita sessuale di un anziano reso comico, anzi ridicolo, dal passare degli anni che non ne scalfiscono le abitudini perverse. Dovere di Servizio Pubblico, anzi di un servizio pubblico, è quello di dire ciò che Minzolini non dice al Tg1, perché dei casini di Arcore e Palazzo Grazioli ne abbiamo piene le tasche. Certo, è comprensibile che il collegamento con Lavitola da Panama (?), in esclusiva, e l’intervista alla povera ragazza scioccata dai festini a base di sesso di casa Berlusconi facciano audience e che per la prima puntata Santoro avesse bisogno di scoop. Ma dalla seconda puntata in poi ci aspettiamo un vero servizio pubblico. (G.C. per NL)

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